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sabato, Aprile 5, 2025

Vent’anni fa ci lasciava Giovanni Paolo II: vita straordinaria di un Papa che cambiò la Storia

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“Non so se posso bene spiegarmi nella vostra…nella nostra lingua italiana. Se mi sbaglio, mi corrigerete” (dal primo saluto e prima benedizione ai fedeli, 16 ottobre 1978) queste le prime parole da pontefice e fu subito amore; fino ad allora, infatti, non era pensabile che un Papa, dall’alto del suo ruolo religioso e politico, potesse riconoscere, anche solo parzialmente, la possibilità di “commettere un errore”. Questo lo ha da subito avvicinato alla gente comune e nel corso del suo lungo pontificato, durato quasi 27 anni, ha dimostrato di meritare l’affetto e la stima di quanti lo ricordano come un grande difensore della dignità umana e della libertà religiosa, ma soprattutto il suo forte anticomunismo. Quando nel 1978 fu eletto Papa, era un uomo che aveva conosciuto il nazismo e che da più di 30 anni viveva sotto il comunismo. Primo Papa non italiano dai tempi di Adriano VI (1522-1523), Wojtyla è stato inoltre il primo pontefice polacco e il primo proveniente da un paese di lingua slava. Venne eletto all’ottava votazione, nel pomeriggio del 16 ottobre, con 99 voti su 111. Ho ancora nel cuore e nella memoria il racconto entusiasta di mia madre, polacca come lui, quando Karol Wojtyla fu eletto Papa. Lei che aveva vissuto proprio quel comunismo che le avrebbe poi stravolto la vita e che l’uomo “chiamato da un Paese lontano”, come lui stesso dichiarò presentandosi al balcone di San Pietro subito dopo l’elezione, è riuscito ad avere un ruolo storico, unanimemente riconosciuto, nello scardinamento dall’interno del comunismo. La vicenda chiave c’era già stata con la lotta epica che Wojtyla aveva condotto per la chiesa di Nowa Huta, nella città fiore all’occhiello dell’industria siderurgica polacca. Il regime aveva negato le richieste per la sua edificazione. La notte di Natale del 1963 Wojtyla celebrò la messa all’aperto, sotto una pioggia battente, nel luogo che definì ‘”la nuova grotta di Betlemme”. E continuò a sfidare le autorità comuniste fino a quando, nel 1969, cedettero. La chiesa fu inaugurata nel 1977. In seguito la Storia ha dato ragione a quei cardinali che nel Conclave cercarono un Papa forte e con idee chiare che potesse fronteggiare un mondo ancora diviso in due blocchi politico-militari contrapposti. Il ruolo di Giovanni Paolo II, prima e dopo la sua elezione, è stato determinante durante la stagione delle lotte operaie che, più di quarant’anni fa, dalla Polonia irradiarono il vento del cambiamento in tutto l’est europeo. Giovanni Paolo II è stato anche definito il Papa dei record: confessava pubblicamente e periodicamente i fedeli come un comune parroco; ha chiesto perdono per la complicità dei cristiani nell’antisemitismo, tra le pietre millenarie del Muro del Pianto come un ebreo. E’ stato il primo Papa ad aver varcato la soglia di una sinagoga dal tempo degli apostoli, a Roma nel 1986; il primo ad essere entrato in una moschea, a Damasco nel 2001, il primo ad essere entrato in una chiesa luterana nel 1987. E’ stato il Papa che andava in vacanza in Cadore e che non ha mai perso i contatti con i suoi amici di gioventù. Ex attore negli anni giovanili, con i maxi-raduni delle Giornate mondiali della Gioventù, Karol Wojtyla ha saputo riavviare un rapporto con i giovani quando la Chiesa occidentale era ancora traumatizzata dalle contestazioni studentesche. Ex seminarista operaio, si è battuto per il diritto al lavoro. Avendo conosciuto due totalitarismi, è stato il Papa della tutela dei diritti umani. Uomo di profonda spiritualità, ha impresso un’accelerazione irreversibile al riavvicinamento con gli altri cristiani e al dialogo interreligioso. Giovanni Paolo II, proprio in virtù della forte personalità e delle sue convinzioni granitiche, è stato però anche contestato dai non credenti, incompreso da gran parte dell’intellighenzia mondiale, ostacolato dai laicisti, ma è stato accompagnato anche da un sostegno crescente dell’opinione pubblica che lo ha visto invecchiare, e accettare la malattia, le cadute, la fatica quotidiana degli impegni pubblici, le operazioni chirurgiche che lo hanno tormentato dal 1992 senza per questo ridurre lo slancio missionario. Una tempra forte come una roccia di montagna, quelle stesse dove amava tanto rifugiarsi e sciare. Morto il 2 aprile 2005 e proclamato santo il 27 aprile 2014, oggi sono vent’anni senza di lui, una guida che, pur con molte contraddizioni, ha lasciato un’eredità di innegabile valore morale, umano e spirituale.

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